S. Antonio Abate

Affresco sulla facciata di casa Riva
Via Alessandro Manzoni

Sul fronte della cosiddetta Casa Riva o “casa di lacé” (ovvero casa dei lattai, perché vi abitava una famiglia dedita alla raccolta e alla rivendita del latte e alla produzione di formaggini) è presente un affresco in cui compaiono la Madonna, S. Antonio e presumibilmente S. Caterina vista la corona che porta sulla testa.

Sant’Antonio del porcello era protettore degli animali e non a caso lo troviamo rappresentato su questa casa. Nelle stalle c’era l’usanza di appendere un quadro di S. Antonio. Quando le mucche si ammalavano o dovevano partorire il contadino accendeva la candela che aveva preso in chiesa durante la giornata dedicata al santo (17 gennaio) e, con grande devozione, pregava sempre davanti alla mucca, facendo il segno della croce con la candela stessa, come a volere trasferire – mediante il cero che era stato benedetto dal prete – la protezione del santo sulla bestia. Oppure dava alle bestie il sale benedetto in quell’occasione.

Sant’Antonio abate (neppure lontano parente di Sant’Antonio da Padova, vissuto dieci secoli dopo) è certamente uno di santi che più hanno goduto, e godono tutt’ora, di grande popolarità nella nostra zona, soprattutto nel mondo legato all’agricoltura e all’allevamento. Solitamenteviene raffigurato come un anziano dalla lunga barba grigia, che si appoggia a un bastone a forma di gruccia, con un porcellino ai piedi. Questo patriarca del monachesimo è vissuto in Egitto tra il 250 e il 356. Le reliquie del Santo traslate nell’XI secolo in Francia diedero inizio alla diffusione in tutto l’Occidente, compresa la Brianza, alla popolarità e al culto per l’anacoreta egiziano.

Nelle immagini sacre il santo abate appare affiancato da un maiale, a cui si aggiunsero in seguito altri animali domestici e a volte la raffigurazione di una fiamma, di un fuoco. Il porco già presso gli ebrei dell’antichità rappresentava il demonio tentatore. In un episodio del vangelo di Luca, Gesù scaccia da un uomo chiamato Legione i demoni che si incarnano in una mandria di porci al pascolo nelle vicinanze. Vari dipinti, dal medioevo in poi, riproponendo la vicinanza del monaco egizio eremita all’animale, indussero un’interpretazione funzionale alle necessità di contadini e allevatori: il porco, privato del suo significato simbolico, appariva come l’oggetto speciale di una protezione da parte di sant’Antonio, a cui affidare uno dei beni economicamente più preziosi. Il fuoco vicino al santo, poi, si spiega con la credenza che Antonio fosse taumaturgo del “fuoco sacro” (herpes zoster) – detto appunto anche “fuoco di sant’Antonio” – che colpiva in particolare i contadini in quanto si cibavano di pane di segale cornuta.